Il ministero dell’Agricoltura spagnolo prevede che la produzione di olio d’oliva salga del 23% nella campagna 2026/2027, a 1,603 milioni di tonnellate metriche, una ripresa così marcata da spingere le autorità a valutare un ritiro di olio dal mercato per evitare un eccesso di offerta. La previsione, definita dal ministero di livello «medio-alto», segnerebbe una netta ripresa rispetto alle circa 1,298 milioni di tonnellate prodotte nel 2025/2026, campagna penalizzata da condizioni meteo avverse. Una primavera piovosa e temperature miti nelle principali aree olivicole spiegano gran parte della ripresa, anche se il caldo estivo ha già messo sotto stress gli oliveti in asciutto, e il dato finale dipenderà ancora dalle condizioni meteo fino alla fine della raccolta.
Andalusia e Jaén trainano la ripresa
L’Andalusia, la maggiore regione produttrice di olio d’oliva al mondo, dovrebbe contribuire con 1,261 milioni di tonnellate, quasi quattro quinti del totale spagnolo. All’interno della regione, la sola provincia di Jaén dovrebbe produrre 575.000 tonnellate, pari al 36% del totale nazionale e al 45,6% della produzione andalusa, seguita da Cordova (339.700 tonnellate) e Siviglia (142.000 tonnellate). Il ministro dell’Agricoltura Luis Planas ha dichiarato che la previsione «garantisce l’approvvigionamento e la stabilità del mercato interno e delle nostre esportazioni», anche se organizzazioni agricole come COAG Andalucía e UPA Andalucía avvertono che la siccità persistente negli oliveti in asciutto potrebbe ancora ridurre il dato finale.
La Spagna valuta un ritiro di olio dal mercato
A fine agosto 2026 la Spagna deteneva ancora oltre 475.000 tonnellate di olio d’oliva in magazzino, e le organizzazioni agricole stimano una giacenza di riporto per la nuova campagna tra 350.000 e 374.000 tonnellate. Sommata al nuovo raccolto, la disponibilità spagnola potrebbe avvicinarsi a 2 milioni di tonnellate prima ancora di contare le importazioni — una cifra che, secondo alcune organizzazioni di produttori, basterebbe ad attivare il meccanismo di regolazione previsto dall’articolo 167 bis dell’Organizzazione Comune di Mercato dell’UE, che consente di ritirare temporaneamente olio dal mercato, o di destinarlo a usi non alimentari, se le scorte iniziali sommate alla produzione prevista raggiungono il 120% della media delle ultime sei campagne. Il governo spagnolo rivedrà le stime regionali e i dati sulle scorte a ottobre e deciderà entro la prima metà di novembre 2026 se attivare il meccanismo. Per chi acquista olio d’oliva tunisino, questa decisione merita attenzione: la Spagna acquista quasi un terzo delle esportazioni tunisine di olio d’oliva, e una maggiore o minore disponibilità spagnola tende a muovere i prezzi in tutto il Mediterraneo, olio tunisino incluso.
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Domande frequenti
Di quanto crescerà la produzione spagnola di olio d’oliva nel 2026/27? Il ministero dell’Agricoltura prevede 1,603 milioni di tonnellate per il 2026/2027, il 23% in più rispetto alle circa 1,298 milioni di tonnellate del 2025/2026, con l’Andalusia che fornirà quasi quattro quinti del totale.
Cos’è il meccanismo UE che potrebbe ritirare olio spagnolo dal mercato? In base all’articolo 167 bis dell’Organizzazione Comune di Mercato dell’UE, la Spagna può ritirare temporaneamente olio d’oliva dal mercato, o destinarlo a usi non alimentari, se le scorte iniziali e la produzione prevista raggiungono insieme il 120% della media degli ultimi sei anni; il governo spagnolo deciderà entro metà novembre 2026.
Fonte: Olive Oil Times
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