Il prezzo dell’olio d’oliva alla produzione in Puglia è crollato da circa 9 euro al chilo nel 2025 a circa 4 euro al chilo nell’ottobre 2026, spingendo centinaia di agricoltori a bloccare strade e manifestare a Bari.
Perché protestano gli olivicoltori pugliesi
Il 5 ottobre 2026, tra i 200 e i 300 agricoltori, organizzati dal Comitato Rivolta Olivicoltori, hanno bloccato una strada provinciale tra Bitonto e Palombaio, in provincia di Bari. Le proteste si sono intensificate nel corso della settimana: il movimento Orgoglio Olivicolo e il sindacato Coldiretti hanno organizzato grandi manifestazioni a Bari a cui hanno partecipato migliaia di persone, secondo quanto riportato da Il Fatto Alimentare e Il Post. Gli agricoltori sostengono che l’aumento dei costi di carburante, energia e manodopera abbia reso insostenibile il prezzo attuale, tanto che alcuni frantoi hanno sospeso la lavorazione. La Regione Puglia ha già stanziato 30 milioni di euro per aiutare le aziende agricole a coprire i costi di produzione, e una delegazione di agricoltori era attesa all’incontro con il Ministero dell’Agricoltura il 22 ottobre.
Gli agricoltori puntano il dito contro import a basso costo ed etichette ingannevoli
I manifestanti sostengono che l’olio importato a basso prezzo – incluso l’olio tunisino, che può entrare nell’Unione Europea esente da dazi fino a un contingente annuo grazie a un accordo commerciale di lunga data tra UE e Tunisia – stia abbassando i prezzi riconosciuti ai produttori italiani. Chiedono controlli più severi nella grande distribuzione, un’etichettatura d’origine più chiara e la fine della pratica di imbottigliare in Italia olio straniero venduto come italiano. L’ASL di Bari ha dichiarato che effettuerà ispezioni per verificare l’origine dell’olio venduto nella zona.
Per gli acquirenti che si riforniscono dalla Tunisia, questa disputa ricorda quanto conti oggi la documentazione d’origine: con i controlli sull’etichettatura sempre più severi nei mercati UE, affidarsi a fornitori tunisini verificati e a una filiera tracciabile è ciò che permette all’autentico olio d’oliva tunisino di continuare a raggiungere l’Europa senza intoppi, anche mentre cresce la pressione politica sulle importazioni.
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Domande frequenti
Perché sono crollati i prezzi dell’olio d’oliva in Puglia nel 2026? I prezzi sono scesi per effetto combinato di un raccolto più abbondante, della concorrenza di oli importati a basso costo e dell’aumento dei costi di produzione, portando il prezzo alla produzione da circa 9 €/kg nel 2025 a circa 4 €/kg nell’ottobre 2026.
L’olio tunisino importato è legato alle proteste in Puglia? Sì. I gruppi di agricoltori italiani affermano che l’olio tunisino che entra esente da dazi nell’UE è una delle pressioni competitive sui prezzi locali, ma chiedono un’etichettatura d’origine più rigorosa, non un divieto alle importazioni.
Fonte: Il Fatto Alimentare
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