Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ha inaugurato a Gubbio, in Umbria, la banca genetica Domus Olear∑, una delle più grandi collezioni di olivi al mondo: oltre 800 varietà geneticamente distinte e olivi selvatici provenienti da più di 30 Paesi, riuniti per proteggere la diversità genetica dell’olivo da malattie, cambiamento climatico ed estinzione. Realizzata dall’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR (CNR-IBBR) dopo quattro anni di analisi del DNA su oltre 10.000 campioni di olivo da tutto il mondo, la collezione si estende su 10 ettari e sarà inaugurata ufficialmente il 18 settembre 2026; è già registrata presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura con il codice ITA481.
Perché una banca genetica conta per l’approvvigionamento mondiale di olio d’oliva
I ricercatori hanno analizzato oltre 10.000 profili genetici di olivo, identificando circa 3.000 genotipi unici nel mondo — un primo vero tentativo di quantificare quante varietà di olivo esistano realmente, invece di affidarsi a nomi locali spesso sovrapposti o fuorvianti. Di questi, il CNR-IBBR ha finora propagato per innesto 454 cultivar geneticamente distinte provenienti da 27 Paesi, insieme a oltre 400 genotipi e sottospecie di olivo selvatico, per un totale di oltre 800 accessioni uniche piantate presso l’azienda agricola di famiglia Di Murro, a Gubbio. La collezione include rare sottospecie selvatiche provenienti dalle Isole Canarie, da Madeira, dal Marocco, dal Sahara e persino dall’Africa orientale e dall’Iran — materiale genetico che, secondo i ricercatori, potrebbe custodire i tratti di resistenza di cui gli olivicoltori avranno bisogno di fronte a siccità, parassiti come la Xylella fastidiosa e stagioni di raccolta sempre più imprevedibili in tutto il Mediterraneo.
Stesso nome, alberi diversi: la confusione sulle varietà di olivo
Uno dei risultati più sorprendenti di questo lavoro genetico è quanto possano essere inaffidabili i nomi delle varietà. I ricercatori hanno scoperto che la cultivar Frantoio porta oltre 20 nomi locali diversi solo in Italia, mentre, all’opposto, nomi come Rosciola, Tonda, Ogliarola, Mission e Chemlali vengono usati in regioni diverse per alberi il cui DNA risulta completamente diverso. Per chi acquista olio d’oliva tunisino, questo secondo punto merita di essere ricordato: il Chemlali è una delle principali cultivar della Tunisia insieme a Chetoui, Oueslati e Zarrazi, e il fatto che un nome di varietà sia condiviso altrove nel Mediterraneo non garantisce lo stesso albero genetico, lo stesso profilo aromatico né la stessa chimica dell’olio — un motivo in più per rifornirsi da fornitori tunisini verificati in grado di tracciare gli alberi da cui proviene davvero un olio.
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Domande frequenti
Cos’è Domus Olear∑? È una nuova banca genetica dell’olivo creata dall’istituto di ricerca italiano CNR-IBBR a Gubbio, in Umbria, che raccoglie oltre 800 varietà di olivo coltivate e selvatiche geneticamente distinte provenienti da più di 30 Paesi per proteggere la biodiversità globale dell’olivo.
Perché i nomi delle varietà di olivo generano confusione? Perché lo stesso nome, come Chemlali, Rosciola o Tonda, viene talvolta usato in regioni diverse per alberi senza alcuna relazione genetica, mentre una singola varietà come il Frantoio può avere oltre 20 nomi locali diversi; per questo i ricercatori usano oggi l’analisi del DNA, invece dei nomi, per distinguere le vere varietà.
Fonte: Olive Oil Times
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