Un gruppo di ricercatori che studia gli ulivi secolari di Calabria e Basilicata ha scoperto una diversità genetica molto più ampia del previsto, identificando 114 profili genetici distinti che non corrispondono a nessuna cultivar presente nei database di riferimento internazionali.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Plant Science e riportato da Olive Oil Times il 16 settembre 2026, ha analizzato 347 ulivi nelle due regioni, tra cui 172 esemplari monumentali, alcuni vecchi di secoli. Secondo i ricercatori, i risultati rivelano una riserva di biodiversità olivicola finora non documentata, che potrebbe aiutare il settore ad affrontare le sfide future.
Cosa ha rivelato lo studio
Utilizzando marcatori molecolari, il team ha ricostruito le linee materne degli alberi e la loro compatibilità riproduttiva, confrontando il patrimonio genetico delle chiome e dei portainnesti per far emergere pratiche di innesto vecchie di secoli. I ricercatori hanno identificato due principali linee materne: E1, legata al Mediterraneo orientale e diffusa tra gli ulivi coltivati, ed E2, associata alle popolazioni selvatiche autoctone del Mediterraneo centro-occidentale. Il team ha inoltre riscontrato una netta differenza regionale nei gruppi di compatibilità riproduttiva, con un gruppo dominante in Basilicata e il pattern opposto in Calabria, oltre a tre alberi che mostrano segni di una rara “poliploidia putativa”, una condizione genetica insolita per l’olivo coltivato. “Ci aspettavamo una ricca biodiversità, ma non a questi livelli”, ha dichiarato Thomas Vatrano, agronomo e coautore dello studio, a Olive Oil Times. “È un potenziale genetico che potrebbe custodire anche soluzioni ad alcune delle sfide che oggi affronta il settore olivicolo.”
Perché conta per il futuro dell’olio d’oliva
Con il cambiamento climatico, lo stress idrico e la diffusione del batterio Xylella fastidiosa che minacciano gli uliveti in tutto il Mediterraneo, i ricercatori ritengono che questo materiale genetico finora nascosto possa diventare una risorsa preziosa per i programmi di miglioramento genetico orientati alla tolleranza alla siccità e alla resistenza alle malattie. Vatrano, che studia da circa 15 anni la biodiversità olivicola calabrese, ha spiegato che il prossimo passo dovrebbe essere la creazione di un campo di conservazione del germoplasma, per preservare e valutare il materiale appena identificato prima che vada perduto. Per chi acquista olio d’oliva tunisino, la scoperta è un utile promemoria: le varietà mediterranee coltivate da generazioni in condizioni calde e aride, non troppo diverse da quelle degli uliveti tunisini, custodiscono spesso risorse genetiche che potrebbero diventare sempre più preziose man mano che i produttori di tutto il mondo si adattano al clima che cambia. Chi cerca un olio da varietà tunisine ben documentate e resilienti può mettersi in contatto direttamente con la nostra rete di fornitori tunisini verificati.
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Domande frequenti
Cosa hanno scoperto i ricercatori sugli ulivi secolari in Italia?
Analizzando 347 ulivi secolari e monumentali in Calabria e Basilicata, i ricercatori hanno identificato 114 profili genetici che non corrispondono a nessuna cultivar conosciuta, rivelando una riserva di biodiversità olivicola finora non documentata, secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Plant Science nel settembre 2026.
Perché la diversità genetica degli ulivi è importante per il settore dell’olio d’oliva?
Una maggiore diversità genetica offre a selezionatori e ricercatori più materiale di partenza per sviluppare varietà di ulivo resistenti alla siccità, allo stress climatico e a malattie come la Xylella fastidiosa, che ha già devastato uliveti in alcune zone del Sud Italia.
Fonte: Olive Oil Times
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