L’Italia importa più olio d’oliva di quanto ne trattiene, rivelano i dati ISTAT

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L’Italia importa ormai più olio d’oliva di quanto ne trattenga per il proprio mercato interno, secondo vent’anni di dati pubblicati questo mese dall’Istituto nazionale di statistica italiano, l’ISTAT. I numeri rivelano una trasformazione strutturale duratura: mentre la produzione italiana di olio d’oliva è scesa, importazioni ed esportazioni sono entrambe cresciute in modo marcato, rendendo il Paese quello che gli analisti descrivono sempre più come un hub commerciale globale dell’olio d’oliva, più che una semplice potenza produttiva.

Vent’anni di produzione in calo e commercio in crescita

Tra il 2006 e il 2025, la produzione italiana di olio d’oliva è scesa da 603 milioni di litri a 379 milioni di litri, un calo del 38%, secondo l’ISTAT. Nello stesso periodo, le importazioni sono aumentate del 44%, passando da 392 a 565 milioni di litri, mentre le esportazioni sono cresciute del 43%, da 209 a 298 milioni di litri. Nel 2025, solo 81 milioni di litri di olio d’oliva prodotto in Italia erano destinati al mercato italiano, in calo del 79% rispetto ai 394 milioni di litri del 2006 — il che significa che le esportazioni rappresentano ormai quasi il 79% della produzione nazionale. L’ISTAT ha attribuito il declino strutturale a pressioni climatiche, fitosanitarie e gestionali sugli oliveti italiani: mentre la superficie coltivata si è ridotta solo dell’1,4% in vent’anni, la resa media è calata del 26,1%, da 30,7 a 22,7 quintali per ettaro.

Un nuovo piano quinquennale, e cisterne ancora piene prima del raccolto

I dati ISTAT arrivano dopo l’adozione formale del Piano Olio d’Oliva 2026-2030 dell’Italia, elaborato insieme alle principali associazioni di produttori, olivicoltori e frantoiani, con l’obiettivo di invertire il calo della produzione, frenare l’abbandono degli oliveti e modernizzare le aziende. Il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra ha dichiarato che anni di produzione frammentata, pressione climatica e pianificazione insufficiente hanno “progressivamente eroso il potenziale produttivo del settore”. Il piano arriva mentre l’Italia si avvia verso un nuovo raccolto con scorte invendute insolitamente elevate ancora nelle cisterne, e mentre il settore diventa più esposto alle oscillazioni dei suoi principali mercati di esportazione — gli Stati Uniti da soli hanno rappresentato il 38% del valore delle esportazioni di olio d’oliva dell’Unione Europea nel 2025.

Per gli acquirenti abituati a dare per scontato che una bottiglia etichettata “italiana” significhi olive coltivate e spremute interamente in Italia, questo spostamento verso più importazioni e miscele rende la tracciabilità di origine unica più preziosa che mai. La Tunisia, che ha chiuso la stagione 2025/26 come secondo maggiore produttore mondiale di olio d’oliva, offre agli acquirenti una filiera di tracciabilità diretta fino all’oliveto — una garanzia sempre più rara mentre le catene di approvvigionamento mediterranee diventano più miscelate. Gli acquirenti che lavorano con la nostra rete di fornitori possono richiedere la documentazione completa sull’origine per ogni spedizione.

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Domande frequenti

Di quanto è calata la produzione italiana di olio d’oliva dal 2006?
Secondo l’ISTAT, la produzione italiana di olio d’oliva è scesa da 603 milioni di litri nel 2006 a 379 milioni di litri nel 2025, un calo del 38%, mentre la superficie olivicola coltivata si è ridotta solo dell’1,4%.

L’Italia produce ancora la maggior parte dell’olio d’oliva venduto come “italiano”?
Non per il proprio mercato: nel 2025 solo 81 milioni di litri di olio d’oliva prodotto in Italia sono rimasti nel Paese, in calo del 79% rispetto al 2006, mentre le importazioni sono aumentate del 44% fino a 565 milioni di litri per soddisfare la domanda e alimentare miscelazione e riesportazione.

Fonte: Olive Oil Times

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