Uno studio del 2026 pubblicato sulla rivista Microbiome aggiunge un nuovo meccanismo a favore dell’olio extra vergine di oliva: un legame tra il microbioma intestinale e la funzione cognitiva negli anziani.
Cosa ha rilevato lo studio
I ricercatori hanno monitorato per due anni 656 adulti in sovrappeso o obesi con sindrome metabolica, confrontando chi consumava olio extra vergine di oliva con chi consumava olio di oliva raffinato. Il gruppo dell’extra vergine ha mostrato una funzione cognitiva migliorata e una maggiore diversità del microbiota intestinale. In particolare, i ricercatori hanno identificato un batterio intestinale specifico, l’Adlercreutzia, che sembrava mediare circa la metà del beneficio cognitivo osservato — un raro caso in cui un legame tra nutrizione e salute cerebrale viene ricondotto a un percorso biologico specifico.
Perché proprio l’extra vergine
Il gruppo di confronto utilizzava olio di oliva raffinato, un processo che elimina i polifenoli e i micronutrienti che l’extra vergine conserva grazie a una lavorazione minima. I risultati dei ricercatori indicano che sono proprio questi composti conservati — e non solo il profilo lipidico comune a tutte le categorie di olio d’oliva — a essere centrali nell’effetto cognitivo osservato.
Domande frequenti
Significa che qualsiasi olio d’oliva migliora la salute cerebrale? No: lo studio ha confrontato specificamente l’extra vergine con l’olio raffinato, suggerendo che l’effetto sia legato a composti eliminati dalla lavorazione, non all’olio d’oliva in generale.
Questo studio è collegato a precedenti ricerche del 2026 su olio d’oliva e rischio di mortalità? È uno studio distinto, con un focus diverso: questo esamina la funzione cognitiva attraverso il microbioma intestinale, mentre le ricerche del 2026 precedenti riguardavano il rischio di mortalità per tutte le cause.
Fonte: Medical Xpress

