Import di olio d’oliva in crescita in Italia mentre la produzione crolla del 38%

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La produzione di olio d’oliva italiano è calata del 38% dal 2006, passando da 603 milioni di litri a 379 milioni di litri nel 2025, mentre le importazioni sono aumentate del 44% e le esportazioni del 43% nello stesso periodo, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). I numeri confermano un cambiamento strutturale: l’Italia, a lungo tra i maggiori produttori mondiali di olio d’oliva, funziona sempre più come un hub commerciale e di miscelazione piuttosto che come produttore autosufficiente.

Da gigante della produzione a hub commerciale globale

Nel 2025, solo 81 milioni di litri di olio prodotto in Italia sono rimasti sul mercato interno, in calo del 79% rispetto ai 394 milioni di litri del 2006. Le esportazioni rappresentano ora quasi il 79% della produzione nazionale, poiché le aziende italiane importano olio estero da miscelare, imbottigliare e riesportare con marchi italiani ed europei. Questo cambiamento si accompagna a regole UE sulla tracciabilità più rigide: dal 2009, gli oli extravergine e vergine di oliva venduti nell’UE devono indicare l’origine geografica, con requisiti di etichettatura più chiari per le miscele provenienti da più paesi. Per i fornitori internazionali, compresi i produttori tunisini, questo significa che gli acquirenti italiani hanno sempre più bisogno di olio sfuso ben documentato e tracciabile, conforme a questi standard di etichettatura.

Pressione climatica e un nuovo piano di rilancio

La superficie olivicola coltivata in Italia si è ridotta solo dell’1,4% tra il 2006 e il 2025, ma la resa media è calata del 26,1%, da 30,7 a 22,7 quintali per ettaro, a causa di pressioni climatiche e fitosanitarie. Nel 2025, condizioni favorevoli nel sud Italia hanno fatto crescere la produzione del 9,6% su base annua, nonostante un calo dei prezzi del 3,4%. Il nuovo Piano Olivicolo-Oleario 2026-2030 del governo italiano punta a modernizzare gli oliveti, contrastare l’abbandono dei terreni e ridurre i costi di produzione. Il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra ha dichiarato che anni di produzione frammentata e pressione climatica hanno “progressivamente eroso il potenziale produttivo del settore”. Nel frattempo, le grandi scorte invendute complicano l’avvio della nuova campagna, e gli Stati Uniti, che nel 2025 hanno rappresentato il 38% del valore delle esportazioni di olio d’oliva UE, restano un fattore chiave per gli esportatori italiani.

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Domande frequenti

Perché l’Italia importa più olio d’oliva pur essendo un grande produttore? La produzione italiana è calata del 38% tra il 2006 e il 2025 a causa di pressioni climatiche e fitosanitarie, quindi le aziende italiane importano più olio estero, in gran parte per miscelazione e imbottigliamento, per soddisfare il consumo interno e un’attività di esportazione in crescita.

Cosa significa questo per gli acquirenti di olio d’oliva tunisino? Man mano che l’Italia esporta una quota crescente del proprio olio e dipende maggiormente dalle importazioni per farlo, la domanda di olio d’oliva tunisino sfuso, ben documentato e conforme agli standard UE, dovrebbe continuare a crescere, rendendo la tracciabilità e la certificazione di qualità sempre più importanti per gli esportatori.

Fonte: Olive Oil Times

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