Caldo prolungato, siccità e incendi stanno minacciando gli oliveti europei in vista del raccolto 2026/27, con produttori dalla Turchia alla Croazia che segnalano una minore allegagione, focolai di parassiti e danni causati dal fuoco in questa estate. Produttori e agronomi intervistati da Olive Oil Times hanno descritto condizioni insolitamente calde e secche da giugno in Turchia, Grecia, Italia, Croazia, Ungheria e persino Gran Bretagna, che stanno compromettendo lo sviluppo delle olive a pochi mesi dalla raccolta.
Caldo e siccità mettono sotto pressione i produttori tradizionali
Nella regione turca di Manisa-Köprübaşı, le temperature hanno raggiunto i 35-38°C tra giugno e agosto con piogge quasi assenti, costringendo produttori come Ismail Sahin di Zagoda Olive Oil a ricorrere a un’irrigazione regolare. Sahin prevede una resa superiore di circa il 35% rispetto alla debole campagna precedente, ma si mostra scettico sulle voci di stampa che parlano di un record produttivo turco. Nella penisola greca di Calcidica, Konstantinos Vlavis, a capo dell’associazione agricola locale di Metaggitsi, ha spiegato che siccità e piogge sporadiche hanno causato una caduta precoce dei frutti e favorito un’infestazione della mosca dell’olivo, portando la regione verso un raccolto sotto la media nonostante un inverno piovoso. Gli incendi di fine luglio e agosto hanno inoltre danneggiato oliveti in Beozia, Attica, Calcidica e Creta.
Parassiti, incendi e una nuova strategia italiana
In Italia, l’agronomo Giovanni Minuto del centro di ricerca CeRSAA ha spiegato che il rapido aumento delle temperature tra giugno e luglio ha prosciugato l’umidità del suolo e alterato il normale ciclo biologico della mosca dell’olivo, che a metà luglio 2026 è “letteralmente esplosa”. In risposta, il governo italiano ha adottato il Piano Olivicolo Oleario 2026-2030 per modernizzare gli impianti di lavorazione e rafforzare la competitività della filiera. In Croazia, un incendio vicino al porto dalmata di Omiš ha bruciato a metà agosto oliveti e vigneti secolari, mentre i produttori dell’Istria e i nuovi coltivatori in Ungheria e Gran Bretagna hanno descritto condizioni altrettanto calde e secche, che li hanno costretti a irrigare maggiormente gli alberi giovani.
Per gli acquirenti internazionali abituati ad approvvigionarsi dai tradizionali fornitori mediterranei, questa tendenza è un promemoria sull’importanza di diversificare: la Tunisia ha chiuso la propria campagna 2025/26 come secondo produttore mondiale di olio d’oliva, offrendo agli acquirenti una fonte affidabile e ad alto volume quando le rese più a nord sono sotto pressione.
Domande frequenti
Perché il raccolto delle olive in Europa è a rischio nel 2026? Caldo prolungato, siccità e un’infestazione insolitamente precoce della mosca dell’olivo hanno colpito le aree produttive di Turchia, Grecia, Italia e Croazia da giugno 2026, mentre gli incendi hanno distrutto oliveti in Grecia e Croazia prima del raccolto 2026/27.
Quali paesi europei sono più colpiti dai problemi del raccolto 2026? Turchia, Grecia, Italia e Croazia hanno registrato lo stress climatico più significativo, con la penisola greca di Calcidica e la costa dalmata croata colpite anche da danni da incendio agli oliveti esistenti.
Fonte: Olive Oil Times

