La mosca dell’olivo spinge i produttori croati a ripensare la raccolta

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Gli olivicoltori croati si trovano a scegliere tra trattare gli uliveti contro la mosca dell’olivo e anticipare la raccolta, dopo che le piogge di settembre hanno riattivato il parassita al termine di un’estate segnata da caldo estremo e siccità. Il dibattito, diffuso tra Istria e Dalmazia, mostra come la pressione degli insetti, le scelte di irrigazione e il momento della raccolta determinino insieme la resa e la qualità dell’olio prodotto. In Istria i tecnici agricoli segnalano popolazioni elevate di mosca dell’olivo (Bactrocera oleae) e consigliano il trattamento, mentre in Dalmazia alcuni produttori ritengono che trattare così a ridosso della raccolta possa causare più danni della mosca stessa.

Perché la mosca è tornata dopo la pioggia

La mosca dell’olivo ha bisogno di umidità e temperature inferiori a circa 30 °C per completare il proprio ciclo, condizioni tornate sulla costa croata il 10 e l’11 settembre dopo mesi di siccità che avevano frenato il parassita. Šime Marcelić, professore associato all’Università di Zara, che cura un uliveto di famiglia di 400 anni sull’isola di Ugljan, spiega che i produttori che hanno irrigato e prevedono di raccogliere a fine ottobre o novembre corrono il rischio maggiore, poiché alla mosca servono circa 30 giorni per completare il ciclo. Gli uliveti non irrigati raccolti nella prima metà di ottobre sono meno esposti, precisa, mentre le zone costiere, le isole e gli uliveti abbandonati nelle vicinanze registrano di norma una pressione maggiore rispetto alle aree interne come Ravni Kotari, Bukovica e il nord dell’Istria.

Trattamenti chimici, argilla o raccolta anticipata

I tecnici istriani hanno consigliato trattamenti a base di deltametrina o flupiradifurone, con tempi di carenza brevi prima della raccolta, mentre alcuni produttori stanno sperimentando caolino, zeolite e distillato di carbone di legna come alternative a minor residuo. Il dottor Ivica Vlatković, medico e olivicoltore a Novigrad, afferma che il distillato di carbone confonde le mosche senza danneggiare gli insetti utili, ma avverte che va applicato almeno tre settimane prima della raccolta, altrimenti il suo odore può trasferirsi all’olio; aggiunge che anche l’argilla applicata troppo vicino alla raccolta può finire nell’olio se non viene lavata bene al frantoio. Molti produttori concludono che anticipare la raccolta, piuttosto che trattare tardivamente, sia ora il modo più pratico per proteggere la qualità del frutto. Per chi acquista olio d’oliva tunisino, la vicenda ricorda che il momento della raccolta e la pressione dei parassiti influiscono direttamente su resa e qualità sensoriale dell’olio — un buon motivo per chiedere ai fornitori quando e come sono stati raccolti i loro uliveti, non solo dove si trovano.

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Domande frequenti

Che cos’è la mosca dell’olivo e perché influisce sulla qualità dell’olio? La mosca dell’olivo (Bactrocera oleae) depone le uova all’interno delle olive, e le larve che ne derivano danneggiano il frutto e possono aumentare l’acidità dell’olio, riducendo sia la resa sia la qualità extra vergine.

Perché alcuni produttori croati scelgono di non trattare prima della raccolta? Produttori come Ivica Vlatković sostengono che i trattamenti applicati troppo vicino alla raccolta, inclusi argilla e pesticidi, possono lasciare residui o odori nel frutto, spingendo molti ad anticipare la raccolta invece di trattare tardivamente.

Fonte: Olive Oil Times

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